La riforma dello sport parte I: la modifica dello statuto
Non conoscevo il mondo dello sport, al quale mi sono avvicinato con curiosità, rispetto e attenzione.
Con queste parole Vincenzo Spadafora si congedava da ministro, rilasciando il suo pensiero sui social.
Tutto bene? Non proprio se per quasi tre anni hai rivestito il ruolo di Ministro dello Sport e sei stato l’autore della peggiore riforma dello sport che l’Italia ricordi.
Non parlo da avvocato ma da ex direttore sportivo di squadre dilettantistiche e, in base alla mia esperienza, posso dire con estrema certezza che
questa legge metterà in ginocchio la maggior parte delle oltre 11 mila società che compongono la Lega Nazionale Dilettanti.
Le perle del D. Lgs 36/21 sono innumerevoli.
Partiamo dalla prima:Modifica dello Statuto
la modifica dello Statuto che impone a tutte le società Oggetto esclusivo sportivo- Assenza di scopo di lucro, in caso contrario non si potrà godere dei contributi previdenziali previsti. Finalmente ci saranno meno oneri a carico delle società sportive? No, esattamente il contrario.
Infatti, in maniera del tutto cervellotica si obbliga le squadre dilettantistiche ad assumere una struttura societaria tipica delle associazioni operanti nel terzo settore, dimenticando, tuttavia che non hanno gli stessi numeri, l’ISTAT ha certificato che nel 2024 il volume d’affari del terzo settore in Italia è stato di circa 84 miliardi di euro, ossia il 4,4% del PIL