GDPR: che fine fanno i dati dei tifosi?
Quando acquisti un biglietto per Como–Juventus, inserisci nome, email e dati di pagamento senza pensarci troppo, perché l’obiettivo è trovare posto allo stadio e l’informativa sulla privacy sembra soltanto l’ennesimo ostacolo prima della conferma. Ma chi raccoglie quei dati può utilizzarli come vuole, approfittando del fatto che tu abbia ben altro a cui pensare?
Ovviamente no, perché il GDPR, ossia il Regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati personali, applicabile anche in Italia dal 25 maggio 2018, stabilisce regole precise per chi raccoglie e utilizza le informazioni che ci riguardano. Una sigla complicata che serve, tra le altre cose, a ricordare che acquistare un biglietto non significa concedere carta bianca sui propri dati.
Chi li raccoglie deve spiegarti, con un linguaggio comprensibile, chi è, per quali scopi li utilizza, a chi può comunicarli e per quanto tempo li conserva, oppure quali criteri adotta per determinarlo. Non basta, quindi, pubblicare due pagine sulla privacy per considerare risolta la questione, perché quelle regole devono essere rispettate anche quando l’utente non le legge.
E attenzione al solito «accetto», perché l’informativa e il consenso hanno funzioni diverse: la prima spiega il trattamento, mentre il secondo, quando richiesto, ne autorizza determinati utilizzi.
I dati necessari a eseguire l’acquisto possono essere trattati sulla base del contratto, ma ciò non autorizza automaticamente qualsiasi impiego successivo.
Insomma, per un rigore pretendi spiegazioni, immagini rallentate e l’analisi del VAR, mentre per i tuoi dati ti basta un semplice «accetto»?
Riferimenti: Regolamento (UE) 2016/679, artt. 5, 6, 12 e 13.