Pirlo e Maldini: conflitto d’interessi o incompatibilità?

Pirlo e Maldini: conflitto d’interessi o incompatibilità?
26/07/2026

 

Il dibattito sulla posizione di Paolo Maldini e sulla possibile nomina di Andrea Pirlo alla guida della Nazionale ha riportato al centro il caso Lippi del 2016. Il precedente è certamente pertinente, ma alcune ricostruzioni giornalistiche ne indicano in modo approssimativo il fondamento normativo, richiamando l’articolo 10, comma 3, delle NOIF. Il rischio è quello di arrivare a una conclusione forse plausibile attraverso una norma che disciplina una fattispecie diversa.

L’articolo 10, comma 3, delle NOIF impedisce di ricoprire incarichi federali a chi tragga personalmente profitto dal trasferimento, dalla cessione del contratto o dal tesseramento dei calciatori. La disposizione riguarda quindi l’interesse economico diretto del soggetto chiamato a ricoprire l’incarico. Non stabilisce espressamente che il divieto si estenda a chi abbia un figlio che lavori come agente o collabori con un’agenzia. Per questa ragione non sembra essere la base normativa più corretta per affrontare le posizioni di Pirlo e Maldini.

Anche il parere reso nel 2016 sul caso Lippi seguì un percorso diverso. La Corte Federale d’Appello fondò il proprio ragionamento sull’articolo 10 del Codice di comportamento sportivo del CONI, che impone di prevenire situazioni, anche soltanto apparenti, di conflitto con l’interesse sportivo nelle quali siano coinvolti interessi personali o di persone collegate. Il vecchio Regolamento per i servizi di procuratore sportivo costituiva il contesto normativo specifico nel quale il quesito era stato formulato, ma l’estensione del problema al rapporto di parentela trovava fondamento nel principio generale del Codice CONI. È quindi a questa disposizione che occorre guardare anche oggi.

La Corte ritenne che il rapporto di parentela di primo grado con un soggetto titolare di un incarico federale tecnico potesse rendere incompatibile lo svolgimento dell’attività di procuratore sportivo. Precisò, però, che il principio avrebbe potuto ammettere eccezioni qualora l’incarico fosse stato estraneo all’area tecnica oppure privo di poteri decisionali. Questo passaggio dimostra che la valutazione non riguardava la parentela considerata in astratto, ma il rapporto tra gli interessi professionali del familiare e i poteri concretamente attribuiti dall’incarico federale. Applicare quel precedente significa quindi ripetere questa verifica, non limitarsi a citarne la conclusione.

L’articolo 10 del Codice CONI può rappresentare il fondamento anche di un eventuale problema relativo a Pirlo e Maldini. La norma prende in considerazione gli interessi delle persone collegate e può operare indipendentemente dal fatto che i figli siano agenti formalmente iscritti oppure collaboratori di un’agenzia. Ciò che conta è verificare se la loro attività possa interferire, anche soltanto in apparenza, con le decisioni assunte nell’esercizio degli incarichi federali. Da questa verifica potrebbero derivare obblighi di dichiarazione, trasparenza o astensione da specifiche decisioni.

Un conflitto d’interessi, tuttavia, non coincide necessariamente con un’incompatibilità automatica.

Il primo impone di individuare il rischio e di valutare se possa essere neutralizzato; la seconda impedisce in radice di assumere o mantenere l’incarico. Proprio per questo occorre conoscere le attività concretamente svolte dalle agenzie interessate, i rapporti con calciatori rilevanti per la Nazionale e i poteri effettivamente attribuiti a Maldini e all’eventuale commissario tecnico. Soltanto dopo questa analisi è possibile stabilire se siano sufficienti misure di gestione oppure se il conflitto sia strutturale e non eliminabile.

Anche la questione Fonbet potrebbe essere esaminata attraverso l’articolo 10 del Codice CONI, qualora esistesse ancora un interesse professionale o economico riferibile a Pirlo. Se il rapporto fosse invece terminato, il tema assumerebbe soprattutto un rilievo politico, reputazionale e di opportunità istituzionale. In entrambi i casi la FIGC dovrebbe compiere una valutazione, ma non potrebbe parlare automaticamente di incompatibilità senza dimostrare l’esistenza di un conflitto attuale e non gestibile. L’opportunità politica potrebbe condizionare una nomina, ma non dovrebbe essere confusa con un divieto giuridico.

L’approssimazione di alcune ricostruzioni non consiste quindi nell’avere sollevato un problema inesistente. Il problema può esistere e il caso Lippi resta un precedente rilevante proprio perché l’articolo 10 del Codice CONI è ancora vigente. L’errore consiste nel richiamare l’articolo 10, comma 3, delle NOIF e nel presentare il precedente come un automatismo, senza verificare la natura degli incarichi, gli interessi coinvolti e la possibilità di gestire il conflitto. La domanda corretta non è se il caso Lippi si applichi automaticamente, ma se le situazioni concrete di Pirlo e Maldini presentino lo stesso conflitto strutturale esaminato dalla Corte nel 2016.

**Fonti**

– CONI, *Codice di comportamento sportivo*, art. 10: https://www.coni.it/images/documenti/CODICE_DI_COMPORTAMENTO_SPORTIVO.pdf
– FIGC, *Regolamento Agenti Sportivi*, Comunicato Ufficiale n. 255/A del 23 aprile 2025: https://www.figc.it/media/266828/all-a-cu-255a-regolamento-agenti-sportivi.pdf
– FIGC, *Regolamento per i servizi di procuratore sportivo* del 2015, art. 3.2: https://www.figc.it/media/1078/regolamento_procuratori_sportivi_2015.pdf
– FIGC, *NOIF*, art. 10, comma 3: https://www.figc.it/media/117160/154-modifica-art-10-comma-3-delle-noif.pdf
– Corte Federale d’Appello FIGC, Sezioni Unite, Comunicato Ufficiale n. 002/CFA del 5 luglio 2016.

Dal caso Lippi alle norme vigenti: perché un possibile conflitto non determina automaticamente l’incompatibilità.

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