Retegui poteva davvero scegliere l’Italia? Cosa prevedono le regole FIFA

Ogni volta che un calciatore nato all’estero viene convocato dalla Nazionale italiana si riaccende la stessa discussione. È accaduto con diversi giocatori nel corso degli anni ed è successo nuovamente con Mateo Retegui, attaccante nato in Argentina, cresciuto calcisticamente in Argentina e approdato in Nazionale grazie alla cittadinanza italiana riconosciuta per discendenza familiare. Per molti tifosi si è trattato di una scelta difficile da comprendere, soprattutto considerando il forte legame sportivo del giocatore con il Paese sudamericano.

La domanda, tuttavia, non dovrebbe essere se la scelta piaccia o meno, bensì se fosse consentita dalle norme che regolano il calcio internazionale. Da questo punto di vista la risposta è piuttosto semplice. Le regole FIFA non attribuiscono rilevanza decisiva al luogo di nascita del calciatore né al Paese nel quale è cresciuto sportivamente. Ciò che conta è l’esistenza dei requisiti che rendono il giocatore eleggibile a rappresentare una determinata federazione nazionale.

Per poter disputare gare ufficiali con una Nazionale è infatti necessario possedere una nazionalità permanente del Paese rappresentato. Questo costituisce il presupposto fondamentale previsto dall’ordinamento sportivo internazionale. La cittadinanza, però, non sempre è sufficiente, soprattutto quando viene acquisita successivamente alla nascita o non deriva da un collegamento immediato con il territorio dello Stato interessato.

L’articolo 7 dei FIFA Statutes disciplina proprio queste situazioni. La norma stabilisce che un giocatore che acquisisce una nuova nazionalità può rappresentare la relativa federazione soltanto se esiste un collegamento concreto con quel Paese. Tale collegamento può derivare dalla nascita nel territorio dello Stato, dalla nascita di un genitore o di un nonno nel medesimo Paese oppure da un periodo di residenza continuativa previsto dalle regole FIFA.

Nel caso di Retegui il requisito richiesto dalla normativa era presente. Il calciatore possiede infatti la cittadinanza italiana grazie alle proprie origini familiari e, in particolare, alla discendenza dal nonno materno nato in Sicilia. Si tratta esattamente di una delle ipotesi contemplate dall’articolo 7 dei FIFA Statutes per consentire la rappresentanza sportiva di una federazione diversa da quella del Paese di nascita.

Per questa ragione la convocazione di Retegui da parte della Nazionale italiana non rappresenta un’eccezione, una forzatura regolamentare o una scelta discrezionale della FIFA. Al contrario, costituisce l’applicazione di una disposizione precisa, prevista da tempo e utilizzata da numerose federazioni in tutto il mondo. Situazioni analoghe si verificano regolarmente non soltanto in Europa, ma anche nelle competizioni internazionali organizzate da FIFA e dalle diverse confederazioni continentali.

Rimane naturalmente aperta una riflessione che va oltre il piano giuridico. In un calcio sempre più globale, caratterizzato da famiglie con origini distribuite in più Paesi e da carriere sviluppate in contesti internazionali, il concetto stesso di appartenenza nazionale assume sfumature molto più complesse rispetto al passato. Le regole FIFA cercano di bilanciare questo fenomeno imponendo l’esistenza di un legame reale con il Paese rappresentato, evitando che la scelta della Nazionale diventi una semplice opportunità sportiva priva di qualsiasi collegamento effettivo.

Sul piano normativo, tuttavia, il caso Retegui lascia poco spazio alle interpretazioni.

Il giocatore possedeva la cittadinanza italiana e disponeva di uno dei requisiti espressamente previsti dall’articolo 7 dei FIFA Statutes.

Di conseguenza, la sua convocazione in Nazionale era pienamente conforme alle regole FIFA e non presenta alcun profilo di illegittimità.

Fonte: FIFA Statutes, art. 7.

Non conta dove sei nato, conta se sei eleggibile

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