Iran al Mondiale 2026: perché la nazionale vive in Messico e gioca negli USA
L’Iran sta partecipando al Mondiale 2026, ma la sua esperienza del torneo è diversa da quella della maggior parte delle altre nazionali. Pur disputando le proprie partite negli Stati Uniti, la selezione iraniana ha stabilito la propria base operativa a Tijuana, in Messico, a pochi chilometri dal confine. In termini pratici, per giocare una partita negli USA la squadra parte da un altro Paese e vi fa ritorno una volta conclusi gli impegni ufficiali.
Il ritiro inizialmente previsto a Tucson, in Arizona, è stato abbandonato in favore della soluzione messicana, consentendo alla federazione di gestire la permanenza della squadra in un contesto logisticamente più stabile. Il risultato è una situazione piuttosto singolare: una nazionale regolarmente qualificata al Mondiale gioca la competizione negli Stati Uniti, ma vive il torneo in Messico.
Sotto il profilo giuridico, il caso è interessante perché mette in evidenza il rapporto tra l’organizzazione FIFA e i poteri sovrani dello Stato ospitante. Il FIFA World Cup 2026 Regulations prevede un sistema organizzativo fondato sulla pianificazione preventiva della partecipazione delle federazioni. L’articolo 23.4 richiede la comunicazione anticipata dei componenti dello staff, proprio per consentire verifiche, accrediti e procedure di ingresso. L’articolo 26.4 stabilisce inoltre che soltanto i soggetti muniti di valido accredito possono accedere alle aree ufficiali della competizione. A ciò si aggiungono le regole FIFA relative alla gestione dei biglietti e degli accessi alle partite.
Tutte queste disposizioni presuppongono una partecipazione piena all’evento. La FIFA organizza il torneo immaginando che squadre, dirigenti, collaboratori e tifosi possano vivere la competizione all’interno del Paese ospitante secondo procedure uniformi e predeterminate. Tuttavia, il rilascio dei visti e l’autorizzazione all’ingresso nel territorio nazionale restano materie che appartengono esclusivamente alla competenza dello Stato interessato. La FIFA può disciplinare la competizione, ma non può imporre ad uno Stato di ammettere sul proprio territorio persone che quest’ultimo ritenga di non autorizzare all’ingresso.
Sul piano sportivo non vi è alcun problema di regolarità del torneo. L’Iran è regolarmente qualificato, regolarmente accreditato e legittimato a partecipare alle gare. Sul piano sostanziale, però, la sua esperienza del Mondiale appare diversa da quella vissuta dalle altre federazioni. La nazionale può partecipare alla competizione, ma lo fa in un contesto caratterizzato da limitazioni logistiche che incidono sull’organizzazione quotidiana della squadra e sulla possibilità dei tifosi di seguire l’evento.
Il caso iraniano dimostra quindi che la partecipazione ad una manifestazione sportiva internazionale non dipende esclusivamente dalle regole sportive.
Accanto ai regolamenti FIFA continuano ad operare le norme statali in materia di immigrazione, sicurezza e controllo delle frontiere. Quando questi due livelli si sovrappongono, possono nascere situazioni particolari come quella che si sta verificando nel Mondiale 2026.
L’Iran è a tutti gli effetti una delle nazionali partecipanti alla Coppa del Mondo. La sua presenza, tuttavia, ricorda che qualificarsi ad un Mondiale e poter vivere pienamente il Mondiale non sono sempre la stessa cosa.
Fonti
- FIFA World Cup 26 Regulations, art. 23.4 – Provisional Team Delegation List.
- FIFA World Cup 26 Regulations, art. 26.4 – Accreditation.
- FIFA World Cup 26 Regulations, art. 40 – Ticketing.
- Associated Press, giugno 2026, articoli dedicati alla scelta di Tijuana come base operativa della nazionale iraniana durante la FIFA World Cup 2026.