Cadere a Trinità dei Monti non basta per ottenere il risarcimento
Cadere sulla scalinata di Trinità dei Monti e pensare:
“ok, ora paga il Comune”.
Normale.
Peccato che la Cassazione non sia d’accordo.
Caso vero:
una donna cade, si fa molto male
e chiede quasi 130 mila euro di risarcimento a Roma Capitale.
Gradini consumati, monumento storico, niente cartelli:
nella testa di molti è responsabilità automatica.
Invece arriva la Corte di Cassazione,
Sezione III civile,
ordinanza 11 novembre 2025, n. 29760,
e dice: no, il Comune non paga.
Perché?
Perché Trinità dei Monti è un bene monumentale:
statico, noto, visibile.
E chi lo percorre deve usare ordinaria cautela.
Nel caso concreto la ricorrente:
conosceva la scalinata,
il tempo era bello,
la visuale era libera,
e non ha nemmeno indicato con precisione
il punto esatto della caduta.
La Cassazione ribadisce un principio chiave:
più il pericolo è prevedibile,
più pesa il comportamento di chi cade.
Fino a spezzare il nesso causale.
Tradotto:
non basta dire “sono caduto su una scala”.
Bisogna dimostrare di essere caduti
a causa della scala.
E una scalinata del ’700
non è una trappola invisibile.
È un monumento.
Morale legale:
non tutto ciò che è pubblico è automaticamente risarcibile.
E a Trinità dei Monti,
prima guardi il panorama,
poi guardi dove metti i piedi.