Se un calciatore si rompe il crociato al Mondiale, chi paga?
Quando un calciatore viene convocato dalla propria Nazionale per partecipare al Mondiale, il club è obbligato a metterlo a disposizione della federazione. Si tratta di una regola fondamentale del sistema FIFA, che consente alle rappresentative nazionali di disporre dei migliori giocatori per le competizioni internazionali. Ma cosa succede se proprio durante il torneo arriva la notizia che ogni allenatore e dirigente teme di ricevere?
Immaginiamo il caso più classico. Prima partita del Mondiale, un contrasto di gioco particolarmente duro e la diagnosi che nessuno vorrebbe sentire: rottura del legamento crociato anteriore. Per il giocatore la stagione rischia di essere compromessa; per il club, oltre al danno sportivo, si apre immediatamente un problema economico tutt’altro che trascurabile.
La prima risposta è piuttosto semplice. Anche durante il periodo di infortunio il contratto di lavoro continua a produrre i propri effetti e, di conseguenza, lo stipendio resta a carico della società. Il fatto che l’infortunio sia avvenuto durante l’attività con la Nazionale non trasferisce automaticamente il costo economico sulla federazione o sulla FIFA.
Proprio per attenuare questo rischio,
la FIFA ha introdotto il FIFA Club Protection Programme, un sistema di compensazione economica destinato ai club che perdono temporaneamente un proprio tesserato a causa di un infortunio subito durante l’attività internazionale con la Nazionale maggiore.
La logica è semplice: se il club continua a sostenere il costo di un giocatore che non può più essere impiegato a causa di un infortunio verificatosi mentre rappresentava il proprio Paese, una parte del danno economico può essere compensata.
La copertura, tuttavia, non opera per qualsiasi infortunio. Il programma richiede che il giocatore si trovi in una situazione di temporary total disablement, cioè un’inabilità temporanea totale che gli impedisca di svolgere l’attività agonistica per il proprio club. Inoltre, l’assenza deve protrarsi per oltre ventotto giorni consecutivi. Questo aspetto è particolarmente importante perché i primi ventotto giorni costituiscono una franchigia e non danno diritto ad alcun indennizzo.
Una volta superata tale soglia, il programma prevede una compensazione economica calcolata sullo stipendio fisso del calciatore. Il FIFA Club Protection Programme 2023-2026 stabilisce un massimale pari a 7,5 milioni di euro per singolo calciatore e per singolo infortunio, con un limite massimo giornaliero di 20.548 euro e una durata massima dell’indennizzo pari a 365 giorni.
Occorre però precisare che la FIFA non prende in considerazione l’intero valore economico del rapporto contrattuale. La compensazione viene infatti calcolata esclusivamente sul salario fisso corrisposto dal club. Restano esclusi bonus legati alle prestazioni sportive, premi di risultato, bonus alla firma, gettoni di presenza e qualsiasi altra componente variabile della retribuzione. Di conseguenza, soprattutto nel caso dei calciatori di più alto livello, l’indennizzo potrebbe non coprire integralmente il costo complessivo sostenuto dalla società.
Resta poi un elemento che nessun programma di compensazione economica è in grado di restituire: il danno sportivo. Un club può recuperare parte delle somme versate al proprio tesserato, ma non può recuperare con la stessa facilità i gol non segnati, le partite perse o gli obiettivi stagionali compromessi dall’assenza di un giocatore decisivo.
In conclusione, se un calciatore si rompe il crociato durante il Mondiale, lo stipendio continua a essere pagato dal club. Tuttavia, qualora l’infortunio comporti un’inabilità superiore a ventotto giorni consecutivi e ricorrano tutte le condizioni previste dal FIFA Club Protection Programme, la FIFA può riconoscere alla società un indennizzo economico fino ai limiti stabiliti dal programma. I soldi, almeno in parte, possono tornare. I gol, invece, molto difficilmente.
Fonte: FIFA Club Protection Programme 2023-2026, sezione 2(c), pp. 7-9.