Carta del Docente anche ai precari: quando l’Europa fa lezione allo Stato italiano
Hai fatto tre scuole in due mesi, correzioni a mezzanotte, consigli di classe all’ora di pranzo…
Ma per lo Stato non meriti nemmeno un buono da 500 euro?
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea non è d’accordo.
Con la sentenza C-268/24 del 3 luglio 2025, la Corte ha stabilito che escludere i supplenti brevi dalla Carta del Docente è discriminatorio.
A parità di mansioni e responsabilità, deve esserci parità di trattamento.
Non importa se il contratto dura un anno o tre settimane:
se insegni, hai diritto agli stessi strumenti.
La Carta non è un premio fedeltà.
È una condizione di impiego.
E chi insegna, deve potersi aggiornare e formare.
La CGUE ha chiarito che anche i supplenti brevi devono ricevere la Carta, in modo proporzionale.
E no: “non ci sono fondi” non è una scusa valida.
Hai insegnato? Hai formato studenti?
Allora fatti valere. Non è un favore. È un diritto.