Puoi dire no alla Nazionale?
Quando un commissario tecnico dirama le convocazioni, siamo portati a pensare che la presenza dei giocatori sia scontata. Eppure, ogni tanto sentiamo parlare di calciatori che rinunciano alla Nazionale per motivi fisici, personali o semplicemente per concentrarsi sul proprio club.
A questo punto sorge spontanea una domanda: un giocatore può davvero rifiutare una convocazione? Dal punto di vista del regolamento FIFA, la risposta è meno semplice di quanto si possa immaginare.
L’Annex 1 del FIFA Regulations on the Status and Transfer of Players prevede infatti che ogni giocatore convocato dalla federazione che può rappresentare sia tenuto a rispondere positivamente alla chiamata. In altre parole, la convocazione non è considerata un semplice invito, ma un vero e proprio obbligo regolamentare. La parte più interessante, però, riguarda le conseguenze di un eventuale rifiuto.
Secondo il regolamento FIFA, il giocatore che non si mette a disposizione della propria Nazionale può essere dichiarato ineleggibile non soltanto per la rappresentativa nazionale, ma anche per il club con cui è tesserato. In pratica, rischia di non poter disputare partite ufficiali per tutto il periodo in cui avrebbe dovuto essere a disposizione della Nazionale, oltre a ulteriori cinque giorni. Una conseguenza che molti tifosi ignorano e che dimostra quanto la FIFA attribuisca importanza alle competizioni internazionali.
A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che esistono numerosi casi di giocatori che hanno rinunciato alla convocazione senza subire alcuna sanzione. Ed è vero.
Nella pratica, molte rinunce vengono concordate direttamente con la federazione nazionale per motivi fisici, personali o tecnici. È proprio questa gestione condivisa che spiega perché l’applicazione concreta della sanzione sia piuttosto rara.
La norma, tuttavia, continua a esistere e rappresenta uno strumento con cui la FIFA tutela il corretto funzionamento del sistema delle convocazioni internazionali.
Si tratta di una regola che divide.
Da un lato c’è l’interesse delle federazioni a poter contare sui migliori giocatori disponibili; dall’altro ci sono atleti sempre più impegnati in calendari congestionati e sottoposti a un numero crescente di partite ogni stagione.
Il risultato è una disciplina che continua a far discutere e che, ancora oggi, solleva interrogativi sul rapporto tra libertà del giocatore e interesse sportivo collettivo. E tu cosa ne pensi? È giusto che un calciatore convocato non possa decidere liberamente se rispondere o meno alla chiamata della propria Nazionale?
Riferimenti normativi: FIFA Regulations on the Status and Transfer of Players (RSTP), edizione gennaio 2025, Annex 1, artt. 3, 5 e 6.